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Etna News 24

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Paternò, niente test sierologici di tipo “A” nei laboratori del locale nosocomio

Cronaca

Paternò, niente test sierologici di tipo “A” nei laboratori del locale nosocomio

La denuncia arriva dai componenti del comitato civico “Difendiamo l’ospedale”: al Santissimo Salvatore eseguiti, però, i test di tipo “C”

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“Chiediamo l’inserimento dell’ospedale “Santissimo Salvatore di Paternò nelle liste regionali  dei laboratori che effettuano i test sierologici di tipo “A” (test quantitativi) necessari per accertare i casi positivi da Covid-19. A nostro avviso la sua esclusione potrebbe apparire come una mancanza di fiducia nel lavoro del personale sanitario che opera nel presidio ospedaliero”. A parlare i componenti del comitato  civico “Difendiamo l’ospedale”, i quali hanno appreso che  il nosocomio paternese è stato inserito solo nelle liste regionali per l’esecuzione degli esami di tipo “C”(test qualitativi  e rapidi)  ma escluso, invece,  da quelle di tipo “A” , dove sono state inserite altre strutture pubbliche (vedi l’ospedale Maria Santissima Addolorata di Biancavilla) o private. A Paternò sono 4 i laboratori privati chiamati ad effettuare questi tipi di test.

La Regione Sicilia  per affrontare la  2° fase del Covid-19, con misure di sanità pubblica volte ad individuare e interrompere le catene di contagio, aveva chiesto disponibilità alle strutture presenti sul territorio a partecipare agli screening  mediante l’esecuzione di test sierologici quantitativi e qualitativi con l’utilizzo sia di “kit” disponibili che di altre strumentazioni presenti nei  laboratori. “Malgrado il presidio ospedaliero di Paternò vanti un bacino d’utenza maggiore di 80 mila abitanti, che abbraccia un territorio molto vasto e dispone di un servizio di patologia clinica (U.O.C.) di una certa rilevanza e capacità – dicono i componenti del Comitato- chiediamo alla Direzione Generale dell’ASP etnea di rivalutare il possibile inserimento dello stesso nelle liste regionali per i test quantitativi”.

Sul fronte emergenza Covid-19 in Sicilia cresce il numero dei guariti mentre cala quello dei contagi. Questo il quadro riepilogativo della situazione nell’Isola, aggiornato alle ore 15 di oggi. Dall’inizio dei controlli, i tamponi effettuati sono stati 122.040 (+3.181 rispetto a ieri), su 109.195 persone: di queste sono risultate positive 3.403 (+8), mentre attualmente sono ancora contagiate 1.524 (-15 rispetto a ieri), 1.611 sono guarite (+22) e 268 decedute (+1).  Degli attuali 1.524 positivi, 137 pazienti (-13) sono ricoverati, di cui 12 in terapia intensiva, mentre 1.387 (-2) sono in isolamento domiciliare. A Catania scende ancora il numeri dei contagiati: sono 629, meno 5 rispetto a ieri. Sono 41 le persone ricoverate (-4), passano a 336 i soggetti guariti (+ 5); nelle ultime 24 ore si registra un solo 97 (+1).

 

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Cronaca

Catania, beni per 12 milioni di euro confiscati a 41enne vicino al clan Mazzei

I proventi illeciti, secondo la DDA etnea, avrebbero permesso la creazione di una galassia di imprese commerciali, associazioni sportive dilettantistiche ed enti senza scopo di lucro, intestati a prestanome, familiari e conviventi

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La Guardia di Finanza di Catania ha confiscato beni aventi un valore di 12 milioni di euro pari a 12 milioni di euro a William Alfonso Cerbo, 41 anni, considerato dalla Procura etnea un esponente di spicco del clan “Mazzei – Carcagnusi” del boss Santo Mazzei. L’indagine condotta dal GICO del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di finanza di Catania, aveva permesso, già nell’aprile del 2014, di arrestare il 41enne, assieme ad altre 15 persone, nell’ambito dell’operazione antimafia “Scarface”, indagate per associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori, bancarotta fraudolenta e corruzione.

Le successive attività d’indagine patrimoniali della Guardia di finanza di Catania hanno permesso di ricostruire gli affari dell’uomo; secondo la Dda etnea, in aggiunta alle attività di estorsione, recupero crediti e bancarotte realizzate con metodo mafioso”, Cerbo avrebbe anche “gestito attività economiche e imprenditoriali riconducibili al clan mafioso Mazzei, investendo i proventi delle condotte delittuose nel circuito economico legale mediante la creazione di una galassia di imprese commerciali, associazioni sportive dilettantistiche ed enti senza scopo di lucro, intestati a prestanome, familiari e conviventi”.  Cerbo è stato condannato, con sentenza passata in giudicato, a oltre sette anni di reclusione. La sentenza dispone anche la confisca, divenuta definitiva, di cinque società commerciali operanti nei settori delle costruzioni di edifici, delle immobiliari e nell’impresa turistico-balneare con sedi a Catania, Ardea (Roma), Castelfranco Veneto (Treviso) e Palmanova (Udine), un motoveicolo e una lussuosa villa residenziale nel capoluogo etneo.

Il patrimonio illecitamente acquisito, sottolinea la Procura di Catana, sarà ora affidato all’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati. L’attività investigativa che ha portato alla confisca dei beni di Cerbo si inquadra nel più ampio quadro delle azioni svolte dalla Procura e dalla Guardia di finanza di Catania contro ogni forma di criminalità organizzata attraverso il contrasto, sotto il profilo economico-finanziario, del riciclaggio e reimpiego nel circuito economico legale dei proventi illeciti, in modo da evitare i tentativi “di inquinamento del tessuto imprenditoriale e salvaguardare gli operatori economici e i cittadini onesti.

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Cronaca

Catania, ferito la notte scorsa ad un piede un 37enne, indagini in corso

L’uomo ha raccontato agli agenti della Mobile di non conoscere chi gli avrebbe sparato e sarebbe intervenuto per sedare una lite

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Si torna a sparare a Catania dopo oltre un mese in cui le pistole (l’ultimo episodio risale allo scorso 2 agosto) hanno taciuto. Si tinge di giallo, infatti, il ferimento provocato da un colpo di pistola ai danni di un 37enne, aventi precedenti di polizia giudiziaria, raggiunto da un proiettile alla caviglia destra. L’uomo, accompagnato da un familiare, si è presentato la notte scorsa al pronto soccorso dell’ospedale San Marco di Catania. Immediata è scattata la segnalazione da parte dei sanitari alle forze dell’ordine. I medici hanno medicato il ferito e dimesso con una prognosi di 30 giorni. Ai poliziotti della Squadra Mobile intervenuti in ospedale, il 37enne ha raccontato di non conoscere chi gli avrebbe sparato; sarebbe intervenuto per sedare una lite scoppiata  lungo via Domenico Tempio.  Ad un certo punto sarebbe partito un colpo di pistola. La ricostruzione delle fasi che hanno portato al ferimento dell’uomo sono, in queste ore, al vaglio delle forze dell’ordine. Il 37enne è il figlio di un uomo che sarebbe legato alla criminalità organizzata.

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