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Etna News 24

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Droga e truffe all’Inps per i Santapaola-Ercolano di Paternò, finiti “sotto scacco”

Cronaca

Droga e truffe all’Inps per i Santapaola-Ercolano di Paternò, finiti “sotto scacco”

Dall’indagine emerge l’assenza di una figura carismatica all’interno del clan, diviso in quattro gruppi

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La droga, il principale introito per il clan criminale dei Santapaola-Ercolano di Paternò e Belpasso. Le quattro piazze di spaccio detenute dal gruppo, determinavano un giro d’affari per 80 mila euro a settimana. Cocaina e marijuana, con la droga in arrivo da Ecuador e Colombia, segno che il clan aveva legami importanti a Catania e all’estero.

La droga è fondamentale per la malavita organizzata, con essa si sostengono le famiglie dei mafiosi, ma anche le famiglie degli uomini in carcere. Non a caso il clan aveva una “cassa comune” dove i quattro gruppi che detenevano il controllo della città dovevano versare. La “cassa comune” che spesso è stata anche questione di scontro interno. Tra i nascondigli utilizzati il “cimitero monumentale”, sulla collina storica di Paternò.

Dall’operazione “Sotto scacco”, condotta dai carabinieri della Compagnia di Paternò, ciò che emerge forte è anche l’assenza di un leader. Quattro come detto i gruppi: gli Alleruzzo, capeggiati da Santo Alleruzzo, attualmente in carcere e a Paternò solo con i permessi premio; gli Amantea, con il gruppo affidato a Salvatore Amantea, figlio di Franco, quest’ultimo in carcere al 41bis e Giuseppe Beato; ed ancora gli Assinnata, con Pietro Puglisi come leader, dopo gli arresti dei principali vertici del gruppo; e il gruppo di Belpasso, affidato a Daniele Licciardello e Barbaro Stimoli.

Poi ci sono i tre imprenditori: il gioielliere Angelo Nicotra, amico di Pietro Puglisi, che cedeva preziosi in cambio di denaro contante, da qui l’accusa per lui di riciclaggio aggravato dal metodo mafioso; il panificatore Enrico Corsaro, “padrino” di Salvatore Amantea, da quest’ultimo riceveva assegni post datati in cambio di denaro contante, per lui l’accusa è di ricettazione aggravata dal metodo mafioso. E l’imprenditore agricolo Salvatore Tortomasi, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Nel corso della conferenza stampa di oggi, dei carabinieri a Catania, è emersa stridente l’altra faccia della medaglia, quella positiva, quella dal volto onesto, rappresentata dall’imprenditore Giuseppe Condorelli. Lui non si è piegato alla richiesta estorsiva del clan, denunciando subito ai carabinieri. L’immediata attività di indagine fatta partire dagli investigatori e i timori di possibili ripercussioni per il clan, hanno fatto desistere il gruppo criminale dal continuare nella richiesta estorsiva.

Altra questione emersa con l’operazione riguarda le truffe, con i falsi braccianti, all’Inps. Secondo una stima degli investigatori sarebbero stati truffati circa 87 mila euro, per disoccupazione agricola versata a favore di circa 35 persone, con la compiacenza di circa 20 imprenditori e due consulenti del lavoro, un uomo e una donna, di Paternò.

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Cronaca

Catania, beni per 12 milioni di euro confiscati a 41enne vicino al clan Mazzei

I proventi illeciti, secondo la DDA etnea, avrebbero permesso la creazione di una galassia di imprese commerciali, associazioni sportive dilettantistiche ed enti senza scopo di lucro, intestati a prestanome, familiari e conviventi

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La Guardia di Finanza di Catania ha confiscato beni aventi un valore di 12 milioni di euro pari a 12 milioni di euro a William Alfonso Cerbo, 41 anni, considerato dalla Procura etnea un esponente di spicco del clan “Mazzei – Carcagnusi” del boss Santo Mazzei. L’indagine condotta dal GICO del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di finanza di Catania, aveva permesso, già nell’aprile del 2014, di arrestare il 41enne, assieme ad altre 15 persone, nell’ambito dell’operazione antimafia “Scarface”, indagate per associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori, bancarotta fraudolenta e corruzione.

Le successive attività d’indagine patrimoniali della Guardia di finanza di Catania hanno permesso di ricostruire gli affari dell’uomo; secondo la Dda etnea, in aggiunta alle attività di estorsione, recupero crediti e bancarotte realizzate con metodo mafioso”, Cerbo avrebbe anche “gestito attività economiche e imprenditoriali riconducibili al clan mafioso Mazzei, investendo i proventi delle condotte delittuose nel circuito economico legale mediante la creazione di una galassia di imprese commerciali, associazioni sportive dilettantistiche ed enti senza scopo di lucro, intestati a prestanome, familiari e conviventi”.  Cerbo è stato condannato, con sentenza passata in giudicato, a oltre sette anni di reclusione. La sentenza dispone anche la confisca, divenuta definitiva, di cinque società commerciali operanti nei settori delle costruzioni di edifici, delle immobiliari e nell’impresa turistico-balneare con sedi a Catania, Ardea (Roma), Castelfranco Veneto (Treviso) e Palmanova (Udine), un motoveicolo e una lussuosa villa residenziale nel capoluogo etneo.

Il patrimonio illecitamente acquisito, sottolinea la Procura di Catana, sarà ora affidato all’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati. L’attività investigativa che ha portato alla confisca dei beni di Cerbo si inquadra nel più ampio quadro delle azioni svolte dalla Procura e dalla Guardia di finanza di Catania contro ogni forma di criminalità organizzata attraverso il contrasto, sotto il profilo economico-finanziario, del riciclaggio e reimpiego nel circuito economico legale dei proventi illeciti, in modo da evitare i tentativi “di inquinamento del tessuto imprenditoriale e salvaguardare gli operatori economici e i cittadini onesti.

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Cronaca

Catania, ferito la notte scorsa ad un piede un 37enne, indagini in corso

L’uomo ha raccontato agli agenti della Mobile di non conoscere chi gli avrebbe sparato e sarebbe intervenuto per sedare una lite

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Si torna a sparare a Catania dopo oltre un mese in cui le pistole (l’ultimo episodio risale allo scorso 2 agosto) hanno taciuto. Si tinge di giallo, infatti, il ferimento provocato da un colpo di pistola ai danni di un 37enne, aventi precedenti di polizia giudiziaria, raggiunto da un proiettile alla caviglia destra. L’uomo, accompagnato da un familiare, si è presentato la notte scorsa al pronto soccorso dell’ospedale San Marco di Catania. Immediata è scattata la segnalazione da parte dei sanitari alle forze dell’ordine. I medici hanno medicato il ferito e dimesso con una prognosi di 30 giorni. Ai poliziotti della Squadra Mobile intervenuti in ospedale, il 37enne ha raccontato di non conoscere chi gli avrebbe sparato; sarebbe intervenuto per sedare una lite scoppiata  lungo via Domenico Tempio.  Ad un certo punto sarebbe partito un colpo di pistola. La ricostruzione delle fasi che hanno portato al ferimento dell’uomo sono, in queste ore, al vaglio delle forze dell’ordine. Il 37enne è il figlio di un uomo che sarebbe legato alla criminalità organizzata.

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