Cronaca
Bronte, disservizi idrici per un guasto ad una delle pompe del pozzo Musa
Disagi in città per la mancanza di acqua: in corso l’intervento da parte di ditte specializzate per individuare il problema
Disservizi idrici a Bronte per un guasto alla pompa, che si trova a centinaia di metri di profondità, di uno dei 2 pozzi di acqua potabile di contrada Musa. Necessario, pertanto, l’intervento di ditte specializzate che dovrebbero impiegare diversi giorni per riparare il guasto. Infatti il pozzo Musa si trova a ben 190 metri di profondità, per questo il geometra Nino Saitta, responsabile del Servizio idrico del Comune, ha ritenuto che sarà difficilissimo rimettere i funzione la pompa prima di venerdì. Sul posto stanno lavorando ininterrottamente una squadra di 10 operai.
Insieme con il geometra Saitta sono presenti Nino Zingali, Nino Longhitano e Luigi Russo del Comune, più gli operai dell’impresa Cst (Consorzio servizi tecnologici) di Bronte, con la collaborazione dell’impresa “Fratelli Russo” di Gravina di Catania. Intanto i tecnici del Comune hanno anche iniziato le manovre per redistribuire nella rete l’acqua proveniente dagli altri pozzi e mitigare, così, i possibili disservizi. “Ringrazio l’Ufficio tecnico guidato dall’ing. Salvatore Caudullo, il geometra Nino Saitta e gli operai del Comune che si stanno adoperando per risolvere il problema. – ha affermato il sindaco Graziano Calanna – Ci scusiamo con gli utenti per il disagio. Purtroppo guasti simili non sono prevedibili. Faremo il possibile per far si che i disagi siano minimi”.Quando la nuova pompa entrerà in funzione sarà necessario che nella rete si ristabilisca la necessaria pressione. Solo allora tutto tornerà alla normalità.
Cronaca
Catania, beni per 12 milioni di euro confiscati a 41enne vicino al clan Mazzei
I proventi illeciti, secondo la DDA etnea, avrebbero permesso la creazione di una galassia di imprese commerciali, associazioni sportive dilettantistiche ed enti senza scopo di lucro, intestati a prestanome, familiari e conviventi
La Guardia di Finanza di Catania ha confiscato beni aventi un valore di 12 milioni di euro pari a 12 milioni di euro a William Alfonso Cerbo, 41 anni, considerato dalla Procura etnea un esponente di spicco del clan “Mazzei – Carcagnusi” del boss Santo Mazzei. L’indagine condotta dal GICO del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di finanza di Catania, aveva permesso, già nell’aprile del 2014, di arrestare il 41enne, assieme ad altre 15 persone, nell’ambito dell’operazione antimafia “Scarface”, indagate per associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori, bancarotta fraudolenta e corruzione.
Le successive attività d’indagine patrimoniali della Guardia di finanza di Catania hanno permesso di ricostruire gli affari dell’uomo; secondo la Dda etnea, in aggiunta alle attività di estorsione, recupero crediti e bancarotte realizzate con metodo mafioso”, Cerbo avrebbe anche “gestito attività economiche e imprenditoriali riconducibili al clan mafioso Mazzei, investendo i proventi delle condotte delittuose nel circuito economico legale mediante la creazione di una galassia di imprese commerciali, associazioni sportive dilettantistiche ed enti senza scopo di lucro, intestati a prestanome, familiari e conviventi”. Cerbo è stato condannato, con sentenza passata in giudicato, a oltre sette anni di reclusione. La sentenza dispone anche la confisca, divenuta definitiva, di cinque società commerciali operanti nei settori delle costruzioni di edifici, delle immobiliari e nell’impresa turistico-balneare con sedi a Catania, Ardea (Roma), Castelfranco Veneto (Treviso) e Palmanova (Udine), un motoveicolo e una lussuosa villa residenziale nel capoluogo etneo.
Il patrimonio illecitamente acquisito, sottolinea la Procura di Catana, sarà ora affidato all’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati. L’attività investigativa che ha portato alla confisca dei beni di Cerbo si inquadra nel più ampio quadro delle azioni svolte dalla Procura e dalla Guardia di finanza di Catania contro ogni forma di criminalità organizzata attraverso il contrasto, sotto il profilo economico-finanziario, del riciclaggio e reimpiego nel circuito economico legale dei proventi illeciti, in modo da evitare i tentativi “di inquinamento del tessuto imprenditoriale e salvaguardare gli operatori economici e i cittadini onesti.
Cronaca
Catania, ferito la notte scorsa ad un piede un 37enne, indagini in corso
L’uomo ha raccontato agli agenti della Mobile di non conoscere chi gli avrebbe sparato e sarebbe intervenuto per sedare una lite
Si torna a sparare a Catania dopo oltre un mese in cui le pistole (l’ultimo episodio risale allo scorso 2 agosto) hanno taciuto. Si tinge di giallo, infatti, il ferimento provocato da un colpo di pistola ai danni di un 37enne, aventi precedenti di polizia giudiziaria, raggiunto da un proiettile alla caviglia destra. L’uomo, accompagnato da un familiare, si è presentato la notte scorsa al pronto soccorso dell’ospedale San Marco di Catania. Immediata è scattata la segnalazione da parte dei sanitari alle forze dell’ordine. I medici hanno medicato il ferito e dimesso con una prognosi di 30 giorni. Ai poliziotti della Squadra Mobile intervenuti in ospedale, il 37enne ha raccontato di non conoscere chi gli avrebbe sparato; sarebbe intervenuto per sedare una lite scoppiata lungo via Domenico Tempio. Ad un certo punto sarebbe partito un colpo di pistola. La ricostruzione delle fasi che hanno portato al ferimento dell’uomo sono, in queste ore, al vaglio delle forze dell’ordine. Il 37enne è il figlio di un uomo che sarebbe legato alla criminalità organizzata.