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Atteso il tampone sulla biancavillese, operatrice di call center a Paternò

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Atteso il tampone sulla biancavillese, operatrice di call center a Paternò

L’esito dell’esame, effettuato al Policlinico di Catania, non è ancora arrivato. Resta l’attesa per i colleghi di lavoro.

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L’intera giornata è trascorsa ma dal Policlinico di Catania non sono arrivate le attese notizie rispetto al tampone, effettuato ieri su una ragazza di Biancavilla che lavora in un call center di Paternò.

Per i colleghi di lavoro resta l’ansia, nell’attesa di conoscere l’esito, positivo o negativo che sia al Covid-19, sull’esame effettuato.

La donna, in malattia da mercoledì scorso, per febbre e altri sintomi influenzali, ieri, mentre si trovava a casa, ha avuto un peggioramento delle condizioni di salute, tanto da costringerla a chiamare il 118. I sanitari intervenuti nella sua abitazione, l’hanno portata all’ospedale “Cannizzaro” di Catania, dove è stato effettuato il tampone, inviato, poi, al Policlinico, mentre la ragazza è stata rimandata a casa.

La donna ha raccontato ai sanitari che lunedì scorso era stata ad una festa, alla quale era presente anche una persona in arrivo dalla Lombardia. Si attende, dunque, il responso dell’esame per capire se si tratta di un caso positivo oppure negativo al Covid-19.

Ore di trepidazione soprattutto per i colleghi di lavoro della ragazza. E’ stata lei stessa, ieri pomeriggio a far scattare l’allarme, attraverso un messaggio vocale inviato ai suoi colleghi via whatsapp, dove dice di avere febbre alta e tosse, da qui la decisione, visto che lavora a contatto con decine di persone, di avvertire il 112. Un gesto di grande responsabilità, dunque, verso se stessa e verso gli altri l’hanno spinta a verificare le sue condizioni di salute, per sgombrare il campo da qualsiasi dubbio.

Come detto, però dal Policlinico l’esito del tampone non è ancora arrivato.

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Cronaca

Catania, beni per 12 milioni di euro confiscati a 41enne vicino al clan Mazzei

I proventi illeciti, secondo la DDA etnea, avrebbero permesso la creazione di una galassia di imprese commerciali, associazioni sportive dilettantistiche ed enti senza scopo di lucro, intestati a prestanome, familiari e conviventi

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La Guardia di Finanza di Catania ha confiscato beni aventi un valore di 12 milioni di euro pari a 12 milioni di euro a William Alfonso Cerbo, 41 anni, considerato dalla Procura etnea un esponente di spicco del clan “Mazzei – Carcagnusi” del boss Santo Mazzei. L’indagine condotta dal GICO del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di finanza di Catania, aveva permesso, già nell’aprile del 2014, di arrestare il 41enne, assieme ad altre 15 persone, nell’ambito dell’operazione antimafia “Scarface”, indagate per associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori, bancarotta fraudolenta e corruzione.

Le successive attività d’indagine patrimoniali della Guardia di finanza di Catania hanno permesso di ricostruire gli affari dell’uomo; secondo la Dda etnea, in aggiunta alle attività di estorsione, recupero crediti e bancarotte realizzate con metodo mafioso”, Cerbo avrebbe anche “gestito attività economiche e imprenditoriali riconducibili al clan mafioso Mazzei, investendo i proventi delle condotte delittuose nel circuito economico legale mediante la creazione di una galassia di imprese commerciali, associazioni sportive dilettantistiche ed enti senza scopo di lucro, intestati a prestanome, familiari e conviventi”.  Cerbo è stato condannato, con sentenza passata in giudicato, a oltre sette anni di reclusione. La sentenza dispone anche la confisca, divenuta definitiva, di cinque società commerciali operanti nei settori delle costruzioni di edifici, delle immobiliari e nell’impresa turistico-balneare con sedi a Catania, Ardea (Roma), Castelfranco Veneto (Treviso) e Palmanova (Udine), un motoveicolo e una lussuosa villa residenziale nel capoluogo etneo.

Il patrimonio illecitamente acquisito, sottolinea la Procura di Catana, sarà ora affidato all’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati. L’attività investigativa che ha portato alla confisca dei beni di Cerbo si inquadra nel più ampio quadro delle azioni svolte dalla Procura e dalla Guardia di finanza di Catania contro ogni forma di criminalità organizzata attraverso il contrasto, sotto il profilo economico-finanziario, del riciclaggio e reimpiego nel circuito economico legale dei proventi illeciti, in modo da evitare i tentativi “di inquinamento del tessuto imprenditoriale e salvaguardare gli operatori economici e i cittadini onesti.

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Catania, in fiamme autocompattatore in via Nizzeti

Il camion trasportava cartone e ha preso fuoco durante la marcia

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Stamani, poco dopo le 05:30, una squadra di Vigili del Fuoco del Comando Provinciale di Catania con un’autobotte di rincalzo è intervenuta per l’incendio di un autocompattatore della nettezza urbana che trasportava cartone, in via Nizzeti, 35. Per poter completare le operazioni di spegnimento si è reso necessario svuotare l’automezzo pesante con l’ausilio di un mezzo meccanico. Secondo le prime ricostruzioni sembrerebbe che le fiamme si siano sviluppate all’interno della cabina di guida. Non si registrano danni a persone.

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