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Etna News 24

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Salinelle di Paternò con la temperatura alta: sotto osservazione da parte dell’Ingv

Cronaca

Salinelle di Paternò con la temperatura alta: sotto osservazione da parte dell’Ingv

La temperatura dei vulcanetti di fango ha raggiunto, nei giorni scorsi, 43 gradi centigradi: ad esaminarli l’esperto Salvo Giammanco

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Salvo Giammanco durante il sopralluogo

Sopralluogo, nei giorni scorsi al sito delle Salinelle di Paternò (un fenomeno di vulcanesimo secondario collegato con l’Etna), quello vicino allo stadio Falcone Borsellino, da parte di Salvo Giammanco, ricercatore dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Catania. L’esperto ha potuto rilevare che le Salinelle, in questi giorni, hanno una temperatura un “tantino” alta, superiore ai 43 gradi centigradi. “Si tratta di una temperatura abbastanza elevata- ha specificato Giammanco -Tutto ciò testimonia uno stato di particolare sopra pressione di gas nel profondo che è coerente con una situazione di ricarica del vulcano che sta andando avanti molto lentamente”.

La zona di Paternò è stata interessata, giorni addietro, da una scossa di terremoto di magnitudo pari a 2.9; mentre nell’area dell’Etna sud- orientale si sono registrati diversi episodi di sciame sismico. “Il terremoto di Paternò si inquadra in un contesto più generale di sciame sismico, soprattutto nel fianco orientale del vulcano che ha coinciso con questa nuova fase di rigonfiamento lieve dell’Etna-ha proseguito il ricercatore dell’Ingv- a seguito della fine della sequenza di fontane di lava che ha caratterizzato l’inizio del 2021. Si tratta di terremoti- ha continuato Giammanco- legati all’azione del magma che sta ricominciando la salita spostando blocchi di crosta, causando questi eventi sismici”.

Le Salinelle solitamente preannunciano una nuova attività dell’Etna: “Ciò che  vediamo alle Salinelle in termini di incremento di attività di degassamento e di aumento della temperatura è un segnale di ciò che avviene nel profondo del vulcano. Probabilmente nei prossimi mesi l’Etna darà luogo ad una nuova fase di attività che seguiremo. Al momento- ha concluso Giammanco-  non possiamo dire quando inizierà questa nuova fase”. 

Intanto l’obiettivo di un rilancio del sito delle Salinelle  sta prendendo  forma. Il progetto di riqualificazione sarà finanziato con una somma di circa un milione e cinquecento mila. Una iniziativa che ha visto la collaborazione il governo siciliano, il comune di Paternò e l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. A breve da Palermo dovrebbe arrivare la notizia della firma del decreto di finanziamento del progetto.  Successivamente sarà bandita una gara che dovrebbe essere appaltata, secondo le previsioni, entro l’estate del 2021.

I lavori, a meno di intoppi dell’ultima, dovrebbero partire entro l’autunno, sempre di quest’anno.  L’Ingv dovrà occuparsi della gestione scientifica del sito attraverso una sala di controllo e monitoraggio, dove saranno installati dei terminali informatici, da collocare all’interno della struttura dell’ex macello di via Fonte Maimonide. Infatti le Salinelle di Paternò emettono dei gas, una piccola parte costituita da metano, ma la gran parte costituita da gas magmatici, che provengono dai serbatoi più profondi dell’Etna. Per gli esperti dell’Ingv monitorare le Salinelle significa tenere sotto osservazione gli “sbalzi d’umore” del vulcano più altro d’Europa.

Cronaca

Catania, beni per 12 milioni di euro confiscati a 41enne vicino al clan Mazzei

I proventi illeciti, secondo la DDA etnea, avrebbero permesso la creazione di una galassia di imprese commerciali, associazioni sportive dilettantistiche ed enti senza scopo di lucro, intestati a prestanome, familiari e conviventi

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La Guardia di Finanza di Catania ha confiscato beni aventi un valore di 12 milioni di euro pari a 12 milioni di euro a William Alfonso Cerbo, 41 anni, considerato dalla Procura etnea un esponente di spicco del clan “Mazzei – Carcagnusi” del boss Santo Mazzei. L’indagine condotta dal GICO del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di finanza di Catania, aveva permesso, già nell’aprile del 2014, di arrestare il 41enne, assieme ad altre 15 persone, nell’ambito dell’operazione antimafia “Scarface”, indagate per associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori, bancarotta fraudolenta e corruzione.

Le successive attività d’indagine patrimoniali della Guardia di finanza di Catania hanno permesso di ricostruire gli affari dell’uomo; secondo la Dda etnea, in aggiunta alle attività di estorsione, recupero crediti e bancarotte realizzate con metodo mafioso”, Cerbo avrebbe anche “gestito attività economiche e imprenditoriali riconducibili al clan mafioso Mazzei, investendo i proventi delle condotte delittuose nel circuito economico legale mediante la creazione di una galassia di imprese commerciali, associazioni sportive dilettantistiche ed enti senza scopo di lucro, intestati a prestanome, familiari e conviventi”.  Cerbo è stato condannato, con sentenza passata in giudicato, a oltre sette anni di reclusione. La sentenza dispone anche la confisca, divenuta definitiva, di cinque società commerciali operanti nei settori delle costruzioni di edifici, delle immobiliari e nell’impresa turistico-balneare con sedi a Catania, Ardea (Roma), Castelfranco Veneto (Treviso) e Palmanova (Udine), un motoveicolo e una lussuosa villa residenziale nel capoluogo etneo.

Il patrimonio illecitamente acquisito, sottolinea la Procura di Catana, sarà ora affidato all’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati. L’attività investigativa che ha portato alla confisca dei beni di Cerbo si inquadra nel più ampio quadro delle azioni svolte dalla Procura e dalla Guardia di finanza di Catania contro ogni forma di criminalità organizzata attraverso il contrasto, sotto il profilo economico-finanziario, del riciclaggio e reimpiego nel circuito economico legale dei proventi illeciti, in modo da evitare i tentativi “di inquinamento del tessuto imprenditoriale e salvaguardare gli operatori economici e i cittadini onesti.

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Cronaca

Catania, ferito la notte scorsa ad un piede un 37enne, indagini in corso

L’uomo ha raccontato agli agenti della Mobile di non conoscere chi gli avrebbe sparato e sarebbe intervenuto per sedare una lite

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Si torna a sparare a Catania dopo oltre un mese in cui le pistole (l’ultimo episodio risale allo scorso 2 agosto) hanno taciuto. Si tinge di giallo, infatti, il ferimento provocato da un colpo di pistola ai danni di un 37enne, aventi precedenti di polizia giudiziaria, raggiunto da un proiettile alla caviglia destra. L’uomo, accompagnato da un familiare, si è presentato la notte scorsa al pronto soccorso dell’ospedale San Marco di Catania. Immediata è scattata la segnalazione da parte dei sanitari alle forze dell’ordine. I medici hanno medicato il ferito e dimesso con una prognosi di 30 giorni. Ai poliziotti della Squadra Mobile intervenuti in ospedale, il 37enne ha raccontato di non conoscere chi gli avrebbe sparato; sarebbe intervenuto per sedare una lite scoppiata  lungo via Domenico Tempio.  Ad un certo punto sarebbe partito un colpo di pistola. La ricostruzione delle fasi che hanno portato al ferimento dell’uomo sono, in queste ore, al vaglio delle forze dell’ordine. Il 37enne è il figlio di un uomo che sarebbe legato alla criminalità organizzata.

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