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Etna News 24

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Paternò, fiamme in un’azienda agricola di contrada Agnelleria, probabile dolo

Cronaca

Paternò, fiamme in un’azienda agricola di contrada Agnelleria, probabile dolo

L’incendio ha divorato circa 400 fusti utilizzati per contenere olive, in corso le indagini dei carabinieri della locale compagnia

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E’ di probabile matrice dolosa  il rogo che ieri sera, a partire dalle 21, ha divorato circa 400 fusti contenenti olive, molti dei quali erano però vuoti, lasciati all’esterno di un’azienda specializzata nella lavorazione delle conserve. L’impresa agricola si trova lungo la strada provinciale 15, in contrada Agnelleria, in territorio di Paternò al confine con quello di Belpasso. Dal sopralluogo effettuato dai pompieri, al termine delle operazioni di spegnimento e di bonifica, concluse poco prima delle 23.30, l’incendio sarebbe partito proprio dalla zona dove si trovavano i fusti;  inizialmente, da una prima sommaria ricostruzione, si era ipotizzato che le fiamme avessero avuto origine  da un’ area incolta che si trovavano a ridosso dell’area perimetrale dell’azienda, per poi estendersi alla zona dove erano stati posizionati i contenitori.

Le fiamme hanno inoltre divorato una carcassa di un’autovettura, lasciata proprio nella area interessata dal rogo. Sul posto per spegnere il rogo  gli uomini del 115 dei distaccamenti di Paternò e  Adrano, nonchè un’autobotte di rincalzo e un’autoscala provenienti dalla sede del comando provinciale di Catania di via Cesare Beccaria.  Ad indagare i carabinieri della compagnia di Paternò, i quali, nell’immediatezza dei fatti, hanno ascoltato il titolare dell’azienda. Al vaglio dei militari dell’Arma le immagini delle telecamere del sistema di video sorveglianza presenti nell’azienda. In corso di quantificazione i danni che sono piuttosto ingenti.  

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Cronaca

Catania, beni per 12 milioni di euro confiscati a 41enne vicino al clan Mazzei

I proventi illeciti, secondo la DDA etnea, avrebbero permesso la creazione di una galassia di imprese commerciali, associazioni sportive dilettantistiche ed enti senza scopo di lucro, intestati a prestanome, familiari e conviventi

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La Guardia di Finanza di Catania ha confiscato beni aventi un valore di 12 milioni di euro pari a 12 milioni di euro a William Alfonso Cerbo, 41 anni, considerato dalla Procura etnea un esponente di spicco del clan “Mazzei – Carcagnusi” del boss Santo Mazzei. L’indagine condotta dal GICO del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di finanza di Catania, aveva permesso, già nell’aprile del 2014, di arrestare il 41enne, assieme ad altre 15 persone, nell’ambito dell’operazione antimafia “Scarface”, indagate per associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori, bancarotta fraudolenta e corruzione.

Le successive attività d’indagine patrimoniali della Guardia di finanza di Catania hanno permesso di ricostruire gli affari dell’uomo; secondo la Dda etnea, in aggiunta alle attività di estorsione, recupero crediti e bancarotte realizzate con metodo mafioso”, Cerbo avrebbe anche “gestito attività economiche e imprenditoriali riconducibili al clan mafioso Mazzei, investendo i proventi delle condotte delittuose nel circuito economico legale mediante la creazione di una galassia di imprese commerciali, associazioni sportive dilettantistiche ed enti senza scopo di lucro, intestati a prestanome, familiari e conviventi”.  Cerbo è stato condannato, con sentenza passata in giudicato, a oltre sette anni di reclusione. La sentenza dispone anche la confisca, divenuta definitiva, di cinque società commerciali operanti nei settori delle costruzioni di edifici, delle immobiliari e nell’impresa turistico-balneare con sedi a Catania, Ardea (Roma), Castelfranco Veneto (Treviso) e Palmanova (Udine), un motoveicolo e una lussuosa villa residenziale nel capoluogo etneo.

Il patrimonio illecitamente acquisito, sottolinea la Procura di Catana, sarà ora affidato all’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati. L’attività investigativa che ha portato alla confisca dei beni di Cerbo si inquadra nel più ampio quadro delle azioni svolte dalla Procura e dalla Guardia di finanza di Catania contro ogni forma di criminalità organizzata attraverso il contrasto, sotto il profilo economico-finanziario, del riciclaggio e reimpiego nel circuito economico legale dei proventi illeciti, in modo da evitare i tentativi “di inquinamento del tessuto imprenditoriale e salvaguardare gli operatori economici e i cittadini onesti.

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Cronaca

Catania, ferito la notte scorsa ad un piede un 37enne, indagini in corso

L’uomo ha raccontato agli agenti della Mobile di non conoscere chi gli avrebbe sparato e sarebbe intervenuto per sedare una lite

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Si torna a sparare a Catania dopo oltre un mese in cui le pistole (l’ultimo episodio risale allo scorso 2 agosto) hanno taciuto. Si tinge di giallo, infatti, il ferimento provocato da un colpo di pistola ai danni di un 37enne, aventi precedenti di polizia giudiziaria, raggiunto da un proiettile alla caviglia destra. L’uomo, accompagnato da un familiare, si è presentato la notte scorsa al pronto soccorso dell’ospedale San Marco di Catania. Immediata è scattata la segnalazione da parte dei sanitari alle forze dell’ordine. I medici hanno medicato il ferito e dimesso con una prognosi di 30 giorni. Ai poliziotti della Squadra Mobile intervenuti in ospedale, il 37enne ha raccontato di non conoscere chi gli avrebbe sparato; sarebbe intervenuto per sedare una lite scoppiata  lungo via Domenico Tempio.  Ad un certo punto sarebbe partito un colpo di pistola. La ricostruzione delle fasi che hanno portato al ferimento dell’uomo sono, in queste ore, al vaglio delle forze dell’ordine. Il 37enne è il figlio di un uomo che sarebbe legato alla criminalità organizzata.

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