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Etna News 24

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Rifugio Timparossa, ripulito da due giovani

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Rifugio Timparossa, ripulito da due giovani

All’interno del bivacco, in area protetta sull’Etna, erano stati abbandonati diversi chili di immondizia.

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Il rispetto della natura contro l’inciviltà; il degrado e l’ignoranza contro la tutela ambientale e la valorizzazione dei beni naturalisti. Questa volta gli zozzoni hanno avuto la peggio, sconfitti da un’azione lodevole, portata a termine da due giovani catanesi. Si tratta di Gaetano Casella, di Santa Venerina e di Nando Valvo, di Acireale, entrambi 22enni, che hanno ripulito il rifugio Timparossa, in piena area protetta, sull’Etna. Un bel gesto che dimostra come cresce, soprattutto nei giovani, la voglia di prendersi cura dell’ambiente in cui si vive; un’azione che ha più significati insieme, oltre a lanciare un messaggio a tutela della natura, traccia un chiaro segnale verso una società sana e rispettosa delle regole.

Il rifugio Timparossa, posto in zona A all’interno della riserva integrale dell’area protetta, è molto apprezzato dagli escursionisti sia d’estate che d’inverno; proprio per la sua posizione è meta di tanti visitatori. Come accade di norma anche per altri rifugi, ha purtroppo subito la sgradita visita di alcuni trogloditi che, dopo aver utilizzato il bivacco, nell’andare via hanno lasciato al suo interno rifiuti di ogni genere. A questo si aggiunge l’ignobile azione dei vandali. Con il passare del tempo l’immondizia si è accumulata, offrendo uno spettacolo indecente ed indecoroso.

Da qui la scelta dei due ragazzi di armarsi di buona volontà e ripulire ogni cosa. Per loro un’intera giornata di fatica, ma con la soddisfazione di aver realmente contribuito a migliorare la nostra terra. Hanno percorso un km a piedi per giungere al rifugio e trasportato tantissimi kg di spazzatura proseguondo così nel loro impegno a tutela di uno dei beni ambientali più importanti per la Sicilia: l’Etna.

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Cronaca

Catania, beni per 12 milioni di euro confiscati a 41enne vicino al clan Mazzei

I proventi illeciti, secondo la DDA etnea, avrebbero permesso la creazione di una galassia di imprese commerciali, associazioni sportive dilettantistiche ed enti senza scopo di lucro, intestati a prestanome, familiari e conviventi

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La Guardia di Finanza di Catania ha confiscato beni aventi un valore di 12 milioni di euro pari a 12 milioni di euro a William Alfonso Cerbo, 41 anni, considerato dalla Procura etnea un esponente di spicco del clan “Mazzei – Carcagnusi” del boss Santo Mazzei. L’indagine condotta dal GICO del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di finanza di Catania, aveva permesso, già nell’aprile del 2014, di arrestare il 41enne, assieme ad altre 15 persone, nell’ambito dell’operazione antimafia “Scarface”, indagate per associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori, bancarotta fraudolenta e corruzione.

Le successive attività d’indagine patrimoniali della Guardia di finanza di Catania hanno permesso di ricostruire gli affari dell’uomo; secondo la Dda etnea, in aggiunta alle attività di estorsione, recupero crediti e bancarotte realizzate con metodo mafioso”, Cerbo avrebbe anche “gestito attività economiche e imprenditoriali riconducibili al clan mafioso Mazzei, investendo i proventi delle condotte delittuose nel circuito economico legale mediante la creazione di una galassia di imprese commerciali, associazioni sportive dilettantistiche ed enti senza scopo di lucro, intestati a prestanome, familiari e conviventi”.  Cerbo è stato condannato, con sentenza passata in giudicato, a oltre sette anni di reclusione. La sentenza dispone anche la confisca, divenuta definitiva, di cinque società commerciali operanti nei settori delle costruzioni di edifici, delle immobiliari e nell’impresa turistico-balneare con sedi a Catania, Ardea (Roma), Castelfranco Veneto (Treviso) e Palmanova (Udine), un motoveicolo e una lussuosa villa residenziale nel capoluogo etneo.

Il patrimonio illecitamente acquisito, sottolinea la Procura di Catana, sarà ora affidato all’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati. L’attività investigativa che ha portato alla confisca dei beni di Cerbo si inquadra nel più ampio quadro delle azioni svolte dalla Procura e dalla Guardia di finanza di Catania contro ogni forma di criminalità organizzata attraverso il contrasto, sotto il profilo economico-finanziario, del riciclaggio e reimpiego nel circuito economico legale dei proventi illeciti, in modo da evitare i tentativi “di inquinamento del tessuto imprenditoriale e salvaguardare gli operatori economici e i cittadini onesti.

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Catania, in fiamme autocompattatore in via Nizzeti

Il camion trasportava cartone e ha preso fuoco durante la marcia

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Stamani, poco dopo le 05:30, una squadra di Vigili del Fuoco del Comando Provinciale di Catania con un’autobotte di rincalzo è intervenuta per l’incendio di un autocompattatore della nettezza urbana che trasportava cartone, in via Nizzeti, 35. Per poter completare le operazioni di spegnimento si è reso necessario svuotare l’automezzo pesante con l’ausilio di un mezzo meccanico. Secondo le prime ricostruzioni sembrerebbe che le fiamme si siano sviluppate all’interno della cabina di guida. Non si registrano danni a persone.

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