Cronaca
Paternò, eternit nei pressi dell’Oasi protetta di Ponte Barca
Degrado ambientale lungo gli argini del fiume Simeto: condanna del gruppo consiliare di Paternò di “Diventerà Belllissima”
Degrado ambientale nei pressi di Ponte Barca, in territorio di Paternò,non lontano dagli argini del fiume Simeto. Sono tante le discariche abusive presenti nella zona. Ignoti hanno lasciato anche lastre di eternit lungo una strada che porta verso contrada Sciddicuni. A denunciarne la presenza l’imprenditore agricolo Emanuele Feltri, il quale ha investito risorse e tempo proprio nella zona per fare crescere la propria azienda. Da tutte le parti si chiede maggiore attenzione per preservare l’intera area del Simeto e in particolare di Ponte Barca.
Sulla vicenda è intervenuto anche il gruppo consiliare di “Diventerà Bellissima” con Anthony Distefano e Giuseppe Lo Presti: “Occorre tornare a puntare i riflettori sull’area che costeggia il territorio del fiume Simeto. Un sito che richiama da sempre l’interesse di naturalisti provenienti da ogni parte della Sicilia e non solo- hanno detto in una nota stampa i due consiglieri di “DB”- sito dove gli imprenditori agricoli hanno concentrato numerosi dei propri sforzi economici e produttivi. E su quel sito, da tempo, sono tornate a dare cattiva mostra di sé ingenti quantità di rifiuti scaricate lì da gente irresponsabile e incurante di qualunque danno arrecato all’ambiente.
Di recente, lungo la strada di Contrada “Sciddicuni” è stato anche impunemente scaricato dell’eternit con le particelle di polvere che rischiano di disperdersi nell’aria- hanno concluso i due consiglieri- Abbiamo già inviato la relativa segnalazione all’Arpa ed al Comune di Paternò.Quella dell’attenzione sull’area naturalistica del fiume Simeto resta un aspetto sul quale intervenire con determinazione e che deve coinvolgere istituzioni, imprenditori e associazioni cittadine per richiamare tutti ad una maggiore sensibilità e controllo”.
Cronaca
Catania, beni per 12 milioni di euro confiscati a 41enne vicino al clan Mazzei
I proventi illeciti, secondo la DDA etnea, avrebbero permesso la creazione di una galassia di imprese commerciali, associazioni sportive dilettantistiche ed enti senza scopo di lucro, intestati a prestanome, familiari e conviventi
La Guardia di Finanza di Catania ha confiscato beni aventi un valore di 12 milioni di euro pari a 12 milioni di euro a William Alfonso Cerbo, 41 anni, considerato dalla Procura etnea un esponente di spicco del clan “Mazzei – Carcagnusi” del boss Santo Mazzei. L’indagine condotta dal GICO del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di finanza di Catania, aveva permesso, già nell’aprile del 2014, di arrestare il 41enne, assieme ad altre 15 persone, nell’ambito dell’operazione antimafia “Scarface”, indagate per associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori, bancarotta fraudolenta e corruzione.
Le successive attività d’indagine patrimoniali della Guardia di finanza di Catania hanno permesso di ricostruire gli affari dell’uomo; secondo la Dda etnea, in aggiunta alle attività di estorsione, recupero crediti e bancarotte realizzate con metodo mafioso”, Cerbo avrebbe anche “gestito attività economiche e imprenditoriali riconducibili al clan mafioso Mazzei, investendo i proventi delle condotte delittuose nel circuito economico legale mediante la creazione di una galassia di imprese commerciali, associazioni sportive dilettantistiche ed enti senza scopo di lucro, intestati a prestanome, familiari e conviventi”. Cerbo è stato condannato, con sentenza passata in giudicato, a oltre sette anni di reclusione. La sentenza dispone anche la confisca, divenuta definitiva, di cinque società commerciali operanti nei settori delle costruzioni di edifici, delle immobiliari e nell’impresa turistico-balneare con sedi a Catania, Ardea (Roma), Castelfranco Veneto (Treviso) e Palmanova (Udine), un motoveicolo e una lussuosa villa residenziale nel capoluogo etneo.
Il patrimonio illecitamente acquisito, sottolinea la Procura di Catana, sarà ora affidato all’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati. L’attività investigativa che ha portato alla confisca dei beni di Cerbo si inquadra nel più ampio quadro delle azioni svolte dalla Procura e dalla Guardia di finanza di Catania contro ogni forma di criminalità organizzata attraverso il contrasto, sotto il profilo economico-finanziario, del riciclaggio e reimpiego nel circuito economico legale dei proventi illeciti, in modo da evitare i tentativi “di inquinamento del tessuto imprenditoriale e salvaguardare gli operatori economici e i cittadini onesti.
Cronaca
Catania, ferito la notte scorsa ad un piede un 37enne, indagini in corso
L’uomo ha raccontato agli agenti della Mobile di non conoscere chi gli avrebbe sparato e sarebbe intervenuto per sedare una lite
Si torna a sparare a Catania dopo oltre un mese in cui le pistole (l’ultimo episodio risale allo scorso 2 agosto) hanno taciuto. Si tinge di giallo, infatti, il ferimento provocato da un colpo di pistola ai danni di un 37enne, aventi precedenti di polizia giudiziaria, raggiunto da un proiettile alla caviglia destra. L’uomo, accompagnato da un familiare, si è presentato la notte scorsa al pronto soccorso dell’ospedale San Marco di Catania. Immediata è scattata la segnalazione da parte dei sanitari alle forze dell’ordine. I medici hanno medicato il ferito e dimesso con una prognosi di 30 giorni. Ai poliziotti della Squadra Mobile intervenuti in ospedale, il 37enne ha raccontato di non conoscere chi gli avrebbe sparato; sarebbe intervenuto per sedare una lite scoppiata lungo via Domenico Tempio. Ad un certo punto sarebbe partito un colpo di pistola. La ricostruzione delle fasi che hanno portato al ferimento dell’uomo sono, in queste ore, al vaglio delle forze dell’ordine. Il 37enne è il figlio di un uomo che sarebbe legato alla criminalità organizzata.