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Etna News 24

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Dopo la devastazione del fuoco, pure la razzia: preso uno “sciacallo” alla Plaia

Cronaca

Dopo la devastazione del fuoco, pure la razzia: preso uno “sciacallo” alla Plaia

Intervento dei carabinieri, un uomo di 58 anni è accusato di furto aggravato ai danni del locale “Seven”

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I carabinieri del Nucleo Radiomobile del Comando provinciale di Catania hanno arrestato un catanese di 58 anni, poiché ritenuto responsabile di furto aggravato.

Come già sperimentato in occasione del “terremoto di Santo Stefano”, quando si intensificarono, con il coordinamento del Prefetto di Catania, i servizi di controllo del territorio nelle zone colpite dal sisma proprio per evitare azioni di sciacallaggio, sono stati rafforzati i servizi di pattuglia lungo il litorale della Plaia colpito alcuni giorni fa da un vasto incendio.

La sventura per molti operatori commerciali, che hanno subito notevoli danni alle loro strutture, si è trasformata in opportunità per alcuni, come peraltro dimostrato da un uomo, che, a bordo del suo furgone, approfittando delle disgrazie altrui, era in cerca di quelle poche cose risparmiate dal fuoco.

Così, intorno a mezzogiorno, prendendo di mira la spaghetteria “Seven” di viale Kennedy, quasi totalmente devastata dalle fiamme, è entrato nei locali per rubare quei pochi arredi che il proprietario, un catanese di 35 anni, era riuscito a salvare e conservare in un angolo dell’esercizio commerciale.   

Una provvidenziale chiamata al 112, formulata da un automobilista di passaggio, ha consentito l’intervento in zona dell’equipaggio di una “gazzella” e di una pattuglia di motociclisti, che avendo ricevuto via radio dalla centrale operativa la descrizione del ladro e del furgone, sono riusciti a bloccarlo ed ammanettalo.

La refurtiva è stata restituita al commerciante, mentre l’arrestato, trattenuto nella notte in camera di sicurezza, è stato ammesso al giudizio per direttissima al termine del quale il giudice, dopo averne convalidato l’arresto, ne ha disposto la liberazione.

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Cronaca

Catania, beni per 12 milioni di euro confiscati a 41enne vicino al clan Mazzei

I proventi illeciti, secondo la DDA etnea, avrebbero permesso la creazione di una galassia di imprese commerciali, associazioni sportive dilettantistiche ed enti senza scopo di lucro, intestati a prestanome, familiari e conviventi

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La Guardia di Finanza di Catania ha confiscato beni aventi un valore di 12 milioni di euro pari a 12 milioni di euro a William Alfonso Cerbo, 41 anni, considerato dalla Procura etnea un esponente di spicco del clan “Mazzei – Carcagnusi” del boss Santo Mazzei. L’indagine condotta dal GICO del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di finanza di Catania, aveva permesso, già nell’aprile del 2014, di arrestare il 41enne, assieme ad altre 15 persone, nell’ambito dell’operazione antimafia “Scarface”, indagate per associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori, bancarotta fraudolenta e corruzione.

Le successive attività d’indagine patrimoniali della Guardia di finanza di Catania hanno permesso di ricostruire gli affari dell’uomo; secondo la Dda etnea, in aggiunta alle attività di estorsione, recupero crediti e bancarotte realizzate con metodo mafioso”, Cerbo avrebbe anche “gestito attività economiche e imprenditoriali riconducibili al clan mafioso Mazzei, investendo i proventi delle condotte delittuose nel circuito economico legale mediante la creazione di una galassia di imprese commerciali, associazioni sportive dilettantistiche ed enti senza scopo di lucro, intestati a prestanome, familiari e conviventi”.  Cerbo è stato condannato, con sentenza passata in giudicato, a oltre sette anni di reclusione. La sentenza dispone anche la confisca, divenuta definitiva, di cinque società commerciali operanti nei settori delle costruzioni di edifici, delle immobiliari e nell’impresa turistico-balneare con sedi a Catania, Ardea (Roma), Castelfranco Veneto (Treviso) e Palmanova (Udine), un motoveicolo e una lussuosa villa residenziale nel capoluogo etneo.

Il patrimonio illecitamente acquisito, sottolinea la Procura di Catana, sarà ora affidato all’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati. L’attività investigativa che ha portato alla confisca dei beni di Cerbo si inquadra nel più ampio quadro delle azioni svolte dalla Procura e dalla Guardia di finanza di Catania contro ogni forma di criminalità organizzata attraverso il contrasto, sotto il profilo economico-finanziario, del riciclaggio e reimpiego nel circuito economico legale dei proventi illeciti, in modo da evitare i tentativi “di inquinamento del tessuto imprenditoriale e salvaguardare gli operatori economici e i cittadini onesti.

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Cronaca

Catania, ferito la notte scorsa ad un piede un 37enne, indagini in corso

L’uomo ha raccontato agli agenti della Mobile di non conoscere chi gli avrebbe sparato e sarebbe intervenuto per sedare una lite

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Si torna a sparare a Catania dopo oltre un mese in cui le pistole (l’ultimo episodio risale allo scorso 2 agosto) hanno taciuto. Si tinge di giallo, infatti, il ferimento provocato da un colpo di pistola ai danni di un 37enne, aventi precedenti di polizia giudiziaria, raggiunto da un proiettile alla caviglia destra. L’uomo, accompagnato da un familiare, si è presentato la notte scorsa al pronto soccorso dell’ospedale San Marco di Catania. Immediata è scattata la segnalazione da parte dei sanitari alle forze dell’ordine. I medici hanno medicato il ferito e dimesso con una prognosi di 30 giorni. Ai poliziotti della Squadra Mobile intervenuti in ospedale, il 37enne ha raccontato di non conoscere chi gli avrebbe sparato; sarebbe intervenuto per sedare una lite scoppiata  lungo via Domenico Tempio.  Ad un certo punto sarebbe partito un colpo di pistola. La ricostruzione delle fasi che hanno portato al ferimento dell’uomo sono, in queste ore, al vaglio delle forze dell’ordine. Il 37enne è il figlio di un uomo che sarebbe legato alla criminalità organizzata.

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