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Etna News 24

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Deposito di auto rubate ritrovato dai carabinieri nelle campagne del paternese

Cronaca

Deposito di auto rubate ritrovato dai carabinieri nelle campagne del paternese

Nove i mezzi scoperti all’interno di un capannone abbandonato, di contrada Baè. Indagano i militari dell’Arma di Paternò.

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Si spera possa essere l’inizio di un’attività di indagine più ampia che possa portare a svelare il gruppo a capo della gestione dei furti d’auto nel catanese, mettendo fine a quello che, ad oggi, resta un vero e proprio salasso per quanti, malauguratamente, diventano vittime.

I Carabinieri del Nucleo radiomobile della Compagnia di Paternò hanno trovato un deposito di auto rubate, nella campagne di contrada Baè, nel paternese.

Nove i mezzi parcheggiati all’interno di un capannone abbandonato, con le auto, com’è stato accertato, rubate tra i territori di Catania, Caltagirone, Ramacca e Modica (nel ragusano).

In dettaglio, sono state trovate: tre Fiat 500, una Fiat Panda, due Alfa Romeo Giulietta, una Alfa Romeo Vito, una Ford Ka ed una Fiat Punto. Tutte le auto sono state restituite ai legittimi proprietari.

Come detto, si spera che questa possa essere solo una prima operazione di molte altre da portare a termine sul territorio del comprensorio, visto il numero crescente di furti di autovetture, registratosi negli ultimi mesi, soprattutto tra i Comuni di Paternò e Belpasso (in quest’ultimo caso i ladri agiscono soprattutto all’interno del centro commerciale di Etnapolis).

Secondo i carabinieri quanto ritrovato in contrada Baè è un deposito di stoccaggio delle auto rubate, in attesa di poter applicare il cosiddetto “cavallo di ritorno”, in pratica al proprietario dell’auto rubata gli viene chiesta una somma di denaro per poter riavere indietro la vettura.

Nessuna traccia, però, dei ladri che restano al momento liberi.

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Cronaca

Catania, beni per 12 milioni di euro confiscati a 41enne vicino al clan Mazzei

I proventi illeciti, secondo la DDA etnea, avrebbero permesso la creazione di una galassia di imprese commerciali, associazioni sportive dilettantistiche ed enti senza scopo di lucro, intestati a prestanome, familiari e conviventi

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La Guardia di Finanza di Catania ha confiscato beni aventi un valore di 12 milioni di euro pari a 12 milioni di euro a William Alfonso Cerbo, 41 anni, considerato dalla Procura etnea un esponente di spicco del clan “Mazzei – Carcagnusi” del boss Santo Mazzei. L’indagine condotta dal GICO del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di finanza di Catania, aveva permesso, già nell’aprile del 2014, di arrestare il 41enne, assieme ad altre 15 persone, nell’ambito dell’operazione antimafia “Scarface”, indagate per associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori, bancarotta fraudolenta e corruzione.

Le successive attività d’indagine patrimoniali della Guardia di finanza di Catania hanno permesso di ricostruire gli affari dell’uomo; secondo la Dda etnea, in aggiunta alle attività di estorsione, recupero crediti e bancarotte realizzate con metodo mafioso”, Cerbo avrebbe anche “gestito attività economiche e imprenditoriali riconducibili al clan mafioso Mazzei, investendo i proventi delle condotte delittuose nel circuito economico legale mediante la creazione di una galassia di imprese commerciali, associazioni sportive dilettantistiche ed enti senza scopo di lucro, intestati a prestanome, familiari e conviventi”.  Cerbo è stato condannato, con sentenza passata in giudicato, a oltre sette anni di reclusione. La sentenza dispone anche la confisca, divenuta definitiva, di cinque società commerciali operanti nei settori delle costruzioni di edifici, delle immobiliari e nell’impresa turistico-balneare con sedi a Catania, Ardea (Roma), Castelfranco Veneto (Treviso) e Palmanova (Udine), un motoveicolo e una lussuosa villa residenziale nel capoluogo etneo.

Il patrimonio illecitamente acquisito, sottolinea la Procura di Catana, sarà ora affidato all’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati. L’attività investigativa che ha portato alla confisca dei beni di Cerbo si inquadra nel più ampio quadro delle azioni svolte dalla Procura e dalla Guardia di finanza di Catania contro ogni forma di criminalità organizzata attraverso il contrasto, sotto il profilo economico-finanziario, del riciclaggio e reimpiego nel circuito economico legale dei proventi illeciti, in modo da evitare i tentativi “di inquinamento del tessuto imprenditoriale e salvaguardare gli operatori economici e i cittadini onesti.

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Cronaca

Catania, ferito la notte scorsa ad un piede un 37enne, indagini in corso

L’uomo ha raccontato agli agenti della Mobile di non conoscere chi gli avrebbe sparato e sarebbe intervenuto per sedare una lite

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Si torna a sparare a Catania dopo oltre un mese in cui le pistole (l’ultimo episodio risale allo scorso 2 agosto) hanno taciuto. Si tinge di giallo, infatti, il ferimento provocato da un colpo di pistola ai danni di un 37enne, aventi precedenti di polizia giudiziaria, raggiunto da un proiettile alla caviglia destra. L’uomo, accompagnato da un familiare, si è presentato la notte scorsa al pronto soccorso dell’ospedale San Marco di Catania. Immediata è scattata la segnalazione da parte dei sanitari alle forze dell’ordine. I medici hanno medicato il ferito e dimesso con una prognosi di 30 giorni. Ai poliziotti della Squadra Mobile intervenuti in ospedale, il 37enne ha raccontato di non conoscere chi gli avrebbe sparato; sarebbe intervenuto per sedare una lite scoppiata  lungo via Domenico Tempio.  Ad un certo punto sarebbe partito un colpo di pistola. La ricostruzione delle fasi che hanno portato al ferimento dell’uomo sono, in queste ore, al vaglio delle forze dell’ordine. Il 37enne è il figlio di un uomo che sarebbe legato alla criminalità organizzata.

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