Cronaca
Assalto ad un ristorante di Zafferana, beccati tre rapinatori e un complice
Colpo riuscito al locale “Del Bosco” e poi la fuga in auto, ma i carabinieri rintracciano subito la banda
Avevano assaltato un ristorante di Zafferana Etnea, organizzando tutto nei minimi particolari. Ma la banda di quattro componenti, è stata rintracciata e bloccata dai carabinieri della stazione di Santa Venerina.
Dopo aver rubato una Fiat Uno a Zafferana, nella serata del 4 luglio, intorno alla mezzanotte, due di loro (il terzo complice li attendeva in auto), armati di pistola e con il volto travisato da passamontagna hanno fatto irruzione nel ristorante “Del Bosco”, dove con l’arma spianata si sono impossessati dei 150 euro contenuti nella cassa per poi risalire in macchina e fuggire via.
A sconvolgere i loro piani una pattuglia della stazione di Santa Venerina impegnata nel controllo del territorio che, coadiuvata dai colleghi di Zafferana, ricevuta la segnalazione dell’avvenuta rapina tramite centrale operativa (il proprietario del locale nel frattempo aveva chiesto aiuto al 112) si è immediatamente posta alla ricerca dei malviventi, riuscendo a bloccarli ed ammanettarli nel preciso istante in cui stavano abbandonando la Fiat Uno per trasferirsi a bordo di un furgone Fiat Ducato condotto da un quarto complice.
I militari, oltre all’autovettura oggetto di furto, hanno recuperato la pistola (una fedele riproduzione dell’arma in dotazione alle forze dell’ordine), i passamontagna, dei guanti in lattice monouso, nonché l’intera refurtiva.
A finire in manette e poi trasferiti nel carcere catanese di piazza Lanza sono stati l’albanese Elis Kanani di 24 anni e i zafferanesi Giuseppe Privitera di 19 anni e Alfio Russo, 23anne, mentre il quarto complice, un 32enne sempre di Zafferana, è stato denunciato per favoreggiamento personale.

Cronaca
Catania, beni per 12 milioni di euro confiscati a 41enne vicino al clan Mazzei
I proventi illeciti, secondo la DDA etnea, avrebbero permesso la creazione di una galassia di imprese commerciali, associazioni sportive dilettantistiche ed enti senza scopo di lucro, intestati a prestanome, familiari e conviventi
La Guardia di Finanza di Catania ha confiscato beni aventi un valore di 12 milioni di euro pari a 12 milioni di euro a William Alfonso Cerbo, 41 anni, considerato dalla Procura etnea un esponente di spicco del clan “Mazzei – Carcagnusi” del boss Santo Mazzei. L’indagine condotta dal GICO del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di finanza di Catania, aveva permesso, già nell’aprile del 2014, di arrestare il 41enne, assieme ad altre 15 persone, nell’ambito dell’operazione antimafia “Scarface”, indagate per associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori, bancarotta fraudolenta e corruzione.
Le successive attività d’indagine patrimoniali della Guardia di finanza di Catania hanno permesso di ricostruire gli affari dell’uomo; secondo la Dda etnea, in aggiunta alle attività di estorsione, recupero crediti e bancarotte realizzate con metodo mafioso”, Cerbo avrebbe anche “gestito attività economiche e imprenditoriali riconducibili al clan mafioso Mazzei, investendo i proventi delle condotte delittuose nel circuito economico legale mediante la creazione di una galassia di imprese commerciali, associazioni sportive dilettantistiche ed enti senza scopo di lucro, intestati a prestanome, familiari e conviventi”. Cerbo è stato condannato, con sentenza passata in giudicato, a oltre sette anni di reclusione. La sentenza dispone anche la confisca, divenuta definitiva, di cinque società commerciali operanti nei settori delle costruzioni di edifici, delle immobiliari e nell’impresa turistico-balneare con sedi a Catania, Ardea (Roma), Castelfranco Veneto (Treviso) e Palmanova (Udine), un motoveicolo e una lussuosa villa residenziale nel capoluogo etneo.
Il patrimonio illecitamente acquisito, sottolinea la Procura di Catana, sarà ora affidato all’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati. L’attività investigativa che ha portato alla confisca dei beni di Cerbo si inquadra nel più ampio quadro delle azioni svolte dalla Procura e dalla Guardia di finanza di Catania contro ogni forma di criminalità organizzata attraverso il contrasto, sotto il profilo economico-finanziario, del riciclaggio e reimpiego nel circuito economico legale dei proventi illeciti, in modo da evitare i tentativi “di inquinamento del tessuto imprenditoriale e salvaguardare gli operatori economici e i cittadini onesti.
Cronaca
Catania, ferito la notte scorsa ad un piede un 37enne, indagini in corso
L’uomo ha raccontato agli agenti della Mobile di non conoscere chi gli avrebbe sparato e sarebbe intervenuto per sedare una lite
Si torna a sparare a Catania dopo oltre un mese in cui le pistole (l’ultimo episodio risale allo scorso 2 agosto) hanno taciuto. Si tinge di giallo, infatti, il ferimento provocato da un colpo di pistola ai danni di un 37enne, aventi precedenti di polizia giudiziaria, raggiunto da un proiettile alla caviglia destra. L’uomo, accompagnato da un familiare, si è presentato la notte scorsa al pronto soccorso dell’ospedale San Marco di Catania. Immediata è scattata la segnalazione da parte dei sanitari alle forze dell’ordine. I medici hanno medicato il ferito e dimesso con una prognosi di 30 giorni. Ai poliziotti della Squadra Mobile intervenuti in ospedale, il 37enne ha raccontato di non conoscere chi gli avrebbe sparato; sarebbe intervenuto per sedare una lite scoppiata lungo via Domenico Tempio. Ad un certo punto sarebbe partito un colpo di pistola. La ricostruzione delle fasi che hanno portato al ferimento dell’uomo sono, in queste ore, al vaglio delle forze dell’ordine. Il 37enne è il figlio di un uomo che sarebbe legato alla criminalità organizzata.