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Etna News 24

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S.M. di Licodia, divelta panchina rossa all’interno del Belvedere

In Primo Piano

S.M. di Licodia, divelta panchina rossa all’interno del Belvedere

Un atto violento verso un simbolo di non violenza. Gesto che rattrista la cittadinanza

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Dell’inciviltà, all’interno della villa Belvedere di Santa Maria di Licodia, ne abbiamo raccontato da tempo e, purtroppo, continuiamo ad aggiungere eventi spiacevoli alla già lunga lista, suscitando, spesso, posizioni contrapposte tra i lettori. L’ultima azione di probabile matrice dolosa è la distruzione, per mano di ignoti, della “panchina rossa, che fu inaugurata l’8 marzo 2017, espressione di una cittadinanza che dice “no” ad ogni forma di violenza contro le donne. La notizia dell’ennesimo atto vandalico, diffusasi attraverso un post su Facebook da parte di una licodiese, ha toccato un nervo scoperto relativamente alla continua inciviltà perpetrata all’interno della villa comunale Belvedere, da poco riconsegnata alla cittadinanza, dopo un’importante azione di ripristino del giardino licodiese. Un’azione che addolora la comunità di Santa Maria di Licodia e che, nel caso della panchina rossa, assume ancor più rilievo: rappresenta certamente il momento più basso delle varie storie di inciviltà finora raccontate. In perfetto stile omertoso, nessuno sa cosa sia realmente successo, nessuno ha visto o sentito nulla.

A commentare i fatti è il vicesindaco Mirella Rizzo. “Ormai è guerra e violenza: è guerra alle Donne, é guerra alla comunità, è guerra a ciò che è pubblico, di tutti e di ciascuno. Tutto è a rischio, specialmente i simboli. Per la terza volta é stata vandalizzata. La rialzeremo perché rappresenta le troppe Donne uccise dalla violenza cieca, perché é nostra.La rialzeremo e, vi do una notizia, le telecamere funzionano.
La rialzeremo! Intanto procederemo a denuncia e chiederò il sostegno e solidarietà ad ogni donna amministratrice e a chiunque voglia mobiltarsi. E per favore non cerchiamogli alibi.
“Famiglia, diventa ciò che sei” (Giovanni Paolo II)”

La distruzione della già citata panchina è un triste promemoria della fragilità dei beni pubblici e del bisogno di proteggere e preservare i luoghi di importanza culturale e sociale. Ancora una volta, è necessario che la comunità di Santa Maria di Licodia inizi a parlare, all’interno delle proprie famiglie, dei valori portanti di una società, trasmettendo messaggi positivi ai più piccoli, futuri protagonisti del cambiamento. Adesso, l’augurio è che la panchina rossa venga presto riparata, in modo da ritornare ad erigersi come monito per tutti, affinché ci si ricordi che la violenza è da condannare sempre, senza “se” e senza “ma”.

Cronaca

Catania, beni per 12 milioni di euro confiscati a 41enne vicino al clan Mazzei

I proventi illeciti, secondo la DDA etnea, avrebbero permesso la creazione di una galassia di imprese commerciali, associazioni sportive dilettantistiche ed enti senza scopo di lucro, intestati a prestanome, familiari e conviventi

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La Guardia di Finanza di Catania ha confiscato beni aventi un valore di 12 milioni di euro pari a 12 milioni di euro a William Alfonso Cerbo, 41 anni, considerato dalla Procura etnea un esponente di spicco del clan “Mazzei – Carcagnusi” del boss Santo Mazzei. L’indagine condotta dal GICO del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di finanza di Catania, aveva permesso, già nell’aprile del 2014, di arrestare il 41enne, assieme ad altre 15 persone, nell’ambito dell’operazione antimafia “Scarface”, indagate per associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori, bancarotta fraudolenta e corruzione.

Le successive attività d’indagine patrimoniali della Guardia di finanza di Catania hanno permesso di ricostruire gli affari dell’uomo; secondo la Dda etnea, in aggiunta alle attività di estorsione, recupero crediti e bancarotte realizzate con metodo mafioso”, Cerbo avrebbe anche “gestito attività economiche e imprenditoriali riconducibili al clan mafioso Mazzei, investendo i proventi delle condotte delittuose nel circuito economico legale mediante la creazione di una galassia di imprese commerciali, associazioni sportive dilettantistiche ed enti senza scopo di lucro, intestati a prestanome, familiari e conviventi”.  Cerbo è stato condannato, con sentenza passata in giudicato, a oltre sette anni di reclusione. La sentenza dispone anche la confisca, divenuta definitiva, di cinque società commerciali operanti nei settori delle costruzioni di edifici, delle immobiliari e nell’impresa turistico-balneare con sedi a Catania, Ardea (Roma), Castelfranco Veneto (Treviso) e Palmanova (Udine), un motoveicolo e una lussuosa villa residenziale nel capoluogo etneo.

Il patrimonio illecitamente acquisito, sottolinea la Procura di Catana, sarà ora affidato all’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati. L’attività investigativa che ha portato alla confisca dei beni di Cerbo si inquadra nel più ampio quadro delle azioni svolte dalla Procura e dalla Guardia di finanza di Catania contro ogni forma di criminalità organizzata attraverso il contrasto, sotto il profilo economico-finanziario, del riciclaggio e reimpiego nel circuito economico legale dei proventi illeciti, in modo da evitare i tentativi “di inquinamento del tessuto imprenditoriale e salvaguardare gli operatori economici e i cittadini onesti.

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In Primo Piano

Catania, in fiamme autocompattatore in via Nizzeti

Il camion trasportava cartone e ha preso fuoco durante la marcia

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Stamani, poco dopo le 05:30, una squadra di Vigili del Fuoco del Comando Provinciale di Catania con un’autobotte di rincalzo è intervenuta per l’incendio di un autocompattatore della nettezza urbana che trasportava cartone, in via Nizzeti, 35. Per poter completare le operazioni di spegnimento si è reso necessario svuotare l’automezzo pesante con l’ausilio di un mezzo meccanico. Secondo le prime ricostruzioni sembrerebbe che le fiamme si siano sviluppate all’interno della cabina di guida. Non si registrano danni a persone.

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